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Le prime volte

March 20, 2015

 

 

Le prime volte hanno una ragione di essere.

Forse perché sono piccoli incanti, piccoli miracoli, bugie.

Le prime volte però sono anche specchi infidi, deformano la realtà ed a volte sono dispettose.

Devi volerle vivere senza calcolo, intensamente, tutte d’un fiato.

Sono come fotografie perfette.

Stanno lì davanti a te ma devi convincerti di scattare, di premere il bottone e scivolare dentro quella storia, sennò può succedere che non trovi il coraggio.

A volte non scatti, non hai la forza di rischiare di rovinare una teorica prima volta perfetta.

Insomma è una questione di scelte, di consapevolezza.

Vanno vissute per scelta perché nella vita c’è sempre un po’ di poesia, da qualche parte c’è.

Vanno scovate entrambe, con testardaggine e cocciutaggine, sia la vita che la poesia.

Tecnicamente ho 55 anni ma sino ad oggi non ho mai assaggiato un mojito.

Non amo gli alcolici, niente di personale o salutistico, non mi piace alzare il gomito, voglio decidere io come e quando,non che sia l’alcool a disporre delle mie emozioni, delle mie prime volte.

Al massimo qualche grappa, roba fatta in casa, ma senza alcun senso di campanilismo.

A Cuba quindi non mi sono tirato indietro per una prima volta importante.

Il mojito alla bodequita del medio, a l’Havana; si, questa è una vera prima volta.

Forse sarà perchè mi ci sono imbattuto come accadde ad Hemingway, per caso, anche se , a pensarci bene,il caso non esiste.

E' sempre una questione di coscienza e di rabbia, di un click, come detto, fatto o non fatto.

Sarebbe potuta essere una prima volta con una donna, con un viaggio, con una scommessa, qualcosa da chiudere gli occhi per sentire suono, sapore, odore di quella minuscola porzione di felicità che è una prima volta.

Eppure anche se Hemingway è arrivato sino qui, per il mare, per il sole, per il rhum, per la pesca,  nulla di tutto ciò, anche se magico, è valso a tenerlo sotto questo cielo e sotto questo sole caldo e consolatorio.

Sto bevendo ripensando alla storia che Iliana ha raccontato poco prima con tanto trasporto da emozionarmi. Sorseggio il sapore della bevanda ed il sapore della storia dell'ultima parte della vita di questo artista.

La gente passa attorno , spnige, ride , parla ma io non sono già più lì.

Ripenso al grande Hernest, malato, angosciato, sfibrato dagli elettroshock, capace ormai solamente di disfarsi dei suoi beni, lasciandoli in eredità a Cuba, ai cubani, agli amici che lo avevano accolto qui come fosse la sua terra e pensare che è il momento di farla finita.

Ma mentre mando in gola l’ultimo sorso, capisco che tutto il bello di questo mondo, i libri, il successo, la pesca, gli amici non gli hanno impedito di tirare il grilletto di uno dei suoi amati fucili da caccia e farla finita. 

Qui, in una terra dove soffrire è normale e dove vivere è straordinariamente difficile ma gioioso.

Niente e nessuno riesce a fermarlo, perché c’è un punto di nero dentro la luce ed un punto di luce dentro al buio più intenso, quindi...

Così tira il grilletto dopo avere scritto, nei giorni felici degli anni allegri, che il miglior mojito si beve alla bodequita del medio...che sta ancora lì, oggi ad Avana vecchia.

Ed io sono lì per la "mia prima volta", per vedere e ripensare alle mie ed alle sue emozioni, ai pensieri , alle parole scritte da uno che ha saputo vivere ed ha saputo morire, qui , a Cuba.

Bevendo quell’ultimo sorso so di avere sentito una fitta agrodolce, una boccata dal sapore di malinconia nel retrogusto ambrato e fresco di una piccola foglia di menta…

 

 

 

 

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